L’Alleanza terapeutica tra fisioterapista e paziente

Quattro passi per migliorarla

Le capacità relazionali e comunicative della coppia medico-paziente costituiscono una premessa ineliminabile all’esercizio dell’atto medico nell’interezza della dimensione professionale ed etica. Per queste ragioni la prassi medica non può essere considerata semplicemente l’aspetto tecnico applicativo di una scienza, così come il caso clinico è più della manifestazione di una legge generale. Quando si tratta della propria salute, non si può venire curati soltanto dal punto di vista astrattamente scientifico.

Nella medicina il piano della relazione medico-paziente svolge un ruolo ineliminabile e l’abilità del medico nel comunicare con il paziente rappresenta un aspetto determinante della sua competenza clinica: anche il medico, che ne sia o meno cosciente, nel trattamento terapeutico vede coinvolta nel profondo la propria soggettività. La relazione si crea su aspetti simmetrici dati dal riconoscimento della reciproca natura umana e su aspetti asimmetrici derivanti dalle diverse competenze e dal ruolo che queste conferiscono a uno dei due interlocutori: il paziente è portatore di una sofferenza della quale non comprende la cause, mentre il medico è il tecnico, possessore di spazi privilegiati di osservazione e depositario di un sapere scientifico sul quale basa il suo lavoro.

La comunicazione (e, di conseguenza, il colloquio clinico nella sua accezione più ampia) costituisce l’elemento su cui fondare una relazione in cui la cronaca della patologia possa tener conto del vissuto soggettivo, delle emozioni e delle difese psichiche.

Le convinzioni del paziente, per quanto stravaganti o sbagliate possano apparire, hanno radici profonde, in gran parte nemmeno coscienti, che hanno a che fare con la sua storia familiare e personale, con le sue osservazioni, le correlazioni tra cause ed effetti che gli sembra di avere individuato, con le sue credenze e la sua cultura. In un mondo sempre più multietnico, inoltre, la medicina si troverà molto spesso a confrontarsi con culture che possono essere anche estremamente lontane dal patrimonio scientifico occidentale. È compito del medico determinare i riferimenti del malato, precisare insieme a lui quelle che sono le sue opinioni e le sue idee sulla malattia, ciò che vuole sapere, ciò che può comprendere, ciò che influenzerà le sue decisioni e ciò da cui potrà, infine, trarre vantaggio (Hœrni 1991).Interaction-effects

Gli elementi indispensabili per migliorare e facilitare tale relazione, nello specifico caso di fisioterapista e paziente, possono essere i seguenti:

1. “La presenza di competenze, come l’ascolto attivo, l’incoraggiamento, la fiducia, la capacità di essere empatico, amichevole, divertente e avere buone capacità di comunicazione non verbale sono elementi che facilitano una buona interazione. Un fisioterapista ostile o che interrompe spesso il paziente è limitante per una buona interazione terapeutica. “

2. “L’esperienza del Fisioterapista, il livello di formazione e la capacità di fornire informazioni chiare e facili da comprendere sono elementi facilitatori. La mancanza di formazione o l’istruzione impartita in termini tecnici è un ostacolo ad una buona interazione terapeutica.”

3. “Individualizzare e modificare il trattamento in base al paziente, tenendo conto delle sue opinioni facilita una buona interazione terapeutica.”

4. “Dare ai pazienti abbastanza tempo ed essere flessibile colla scadenza degli appuntamenti facilita una buona interazione. Avere fretta e dare la sensazione non rispettare i tempi del paziente può essere una barriera all’interazione terapeutica.”

E’ possibile leggere il post completo in lingua inglese qui: http://www.pain-ed.com/blog/2016/02/22/interaction-is-intervention-but-how-do-we-foster-it/

Bibliografia

B. HœrniL’autonomie en médecine. Nouvelles relations entre les personnes malades et les personnes soignantes, Paris 1991.

H.-G. GadamerÜber die Verborgenheit der Gesundheit: Aufsätze und Vorträge, Frankfurt a.M. 1993 (trad. it. Milano 1994).

B.J. GoodMedicine, rationality, and experience, Cambridge-New York 1994 (trad. it. Narrare la malattia, Torino 1999).

C.C. DiClementeJ.O. ProchaskaToward a comprehensive, transtheoretical model of change. Stages of change and addictive behaviours, in Treating addictive behaviors, ed. W.R. Miller, N. Heather, New York-London 19982pp. 3-24.

I. CavicchiLa clinica e la relazione, Torino 2004.

A.J. ChristensenPatient adherence to medical treatment regimens, New Haven (Conn.)-London 2004.

L. SerianniUn treno di sintomi. I medici e le parole, Milano 2005.

B. TarquiniIl nuovo Rasario. Semeiotica e metodologia medica2 voll., Napoli 2005.

A.M. MironJ.W. BrehmReaktanztheorie. 40 Jahre spärer/_Reactance theory. 40 years later, «Zeitschrift für Sozialpsychologie», 200637, 1, pp. 918.

 

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